Claudia Collina - Objet pour le travail de la vie de l’amour de l’amitié.

 

 

Con elegante distacco e attraverso un’ambigua serie d’objet, qui si raccontano le assonnate e mutevoli inquietudini della natura. Si racconta di un fossato e di un incontro con una serpe, della salma di un geranio in un dinoccolato erbario infantile; di scatole portagioie, di alberi fruttiferi e pomeridiani uccelletti canterini nei loro nidi artificiali. C’è poi il vecchio pizzo delle tende, i brandelli di lino e gli esemplari della guardaroba attraversati dal fantasma della Fotografia, le vecchie scatole da scarpe, e, non da ultimi, quasi come un packaging avvolgente, i teneri stralci dell’Opoponax di Monique Witting riproposti nei desueti caratteri della macchina per scrivere anni Trenta. Ogni “cosa” è poi pervasa da innumerevoli accenni alla cultura del florilegio, delle raccolte  “informali” di tutte le mutevoli materie organiche succubi dell’essiccazione, dell’ingiallimento, dell’ossidazione. Ad evocare il fascinoso immaginario che da Ildegarda da Ingen, passando per le collezioni scientifiche e parascientifiche cinque-seicentesche, fino al cruente poeticismo di Joseph Beuys; la secchezza delle erbe, le fioritura delle ruggini e le onnipresenti macchie insalubri, oltre a   comporre un conveniente elogio della Decadenza, proclamano infine un’equivoca preziosità solo sussurrata. Tutto questo a costituire un domestico trésor-reliquiario, un progressivo accumulo che ha la tempra del ricettacolo, del sortilegio, dell’effemeride di un “piccolo regno senza blasone” in cui si raccolgono delicate testimonianze di tempi andati. In esse manca in primo luogo la chiarezza d’intenti mentre invece si realizza una sofisticata trama narrativa in cui l’elemento affettivo-psicologico ha il sopravvento su qualsivoglia intenzione di venale contingenza materialistica. Tra libido e possesso, poesia e perversione e al di là di ogni intrinseca ambiguità, è invece restituito un  microcosmo perfettemente organizzato, intensamente vissuto e desiderato, in cui l’emorragia emozianale ridefinisce la secretezza e la miseria della piccole cose della natura. E poiché la normale consuetudine percettiva appare inadeguata ad ogni subitanea comprensione, è d’obbligo constatare come in ogni ogni “reperto”, si condensi per inerzia e secondo una sorta di spontanea schizofrenia, un cortocircuito semantico che include una moltitudine di significazioni, di materiali e di enunciati prossimi all’evocazione soprannaturale di storie e racconti ancestrali. La lettura è dunque da intendersi secondo il concetto di ibridazione, commistione e sovrapposizione di svariati ed imprescindibili elementi d’ispirazione preventivamente sottoposti a necessario dètournement. Ma quello che realmente importa è l’avvenuta mise-en-abîme, dalle quale emerge per importanza intenzionale il “corruttibile attraversamento del tempo” che sempre lascia una “patina”, un velo di polvere capace di rendere “quasi” tangibile il concetto di Obsolescenza e Vetustà.

 

Postilla

Elenco ragionato degli aggettivi per la comprensione dell’opera.

Addormentata, adolescenziale, adorabile, afasica, affettuosa, affranta, alabastrina, alchemica, allegorica, allusiva, altalenante, alterata, amara, ambigua, amletica, amorevole, anacronistica, anarchica, anemica, angelica, angosciante, animista, antica, antieroica,  apatica, apocalittica, apologetica, arborea,  ardente, aristocratica,  arrendevole, articolata, artificiale, asettica, asimmetrica, assente, assorta, astinente, astratta, atroce, aulica, autunnale, avvilita, barocca,  baudelairiana, bianca, bislacca, bizzarra,  blasfema, bohémien, bretoniana, bucolica, buffa, caduca, calda, campagnola, capricciosa, caravaggesca, carismatica, carnale, carnevalesca, cartacea, casta, catartica, catastrofica, caustica, cedevole, celeste, cerimoniale, cerusica, chiara, cimiteriale, cinematografica, cinquecentesca, circostanziale, citazionista, classica, claudicante, claustrofobia, coinvolgente, collezionista, colta, commossa, complicata, concettuale, confidenziale, consunta, controversa, contundente, convulsa, cortese, cospiratrice, crepuscolare, cristallina, crudele, capziosa, cupa, curiosa, decadente, decomposta, degradata, deleteria, delicata, delirante, deliziosa, densa, depressa, desueta, devota, diabolica, difettosa, dignitosa, dinoccolata, discontinua, disincantata, disordinata, discreta, disperata, dispettosa, dissacrante, dissolta, distinta, distribuita, divisa, dolce, dolorante, domestica, drammatica, drastica, duchampiana, eburnea, eccentrica, educata, eidetica, elegante, elisa, eloquente, elusiva, emblematica, emotiva, empatica, empirica, enigmatica, entomologica, entropica, epidermica, equivoca, ermetica, erotica, eritrofobica, erratica, esaustiva, espansa, esistenzialista, espressionista, estatica, esterofila, estrosa, esuberante, eterogenea, etimologica, evanescente, evasiva, fantasmagorica, fatalista, fatata, fatua, favolosa, febbrile, femminile, feticista, fiabesca, filofrancese, filosofale,  fiamminga, fittizia, flemmatica, floreale, folle, fosca, fotografica, frammentaria, fredda, freudiana, frivola, funambolica, funesta, galante, giornaliera, grave, grigia, grottesca, ibrida, iconica, iconoclasta, ieratica, ilare, illuminante, immanente, immaginaria, incantevole, inconclusa, inesorabile, infantile, intelligente, intimista, invernale, ipnotica, ironica, irragionevole, irregolare, labirintica,  laconica, lacustre, laica, lapidaria, latente, leggiadra, lenta, leziosa, libidinosa, lieve, limicola, limpida, liquida, lirica, liturgica, logorroica, luminosa, lunare, lussuriosa, luttuosa, macabreggiante, maestosa, maldestra, maliziosa, malsana, maniacale, marcescente, masochista, materna, matriarcale, mattutina, meccanica, medica, melanconica, melodrammatica, mentale, mercuriale, mesta, metafisica, metaforica, metallica, metereopatica, meticolosa, minimale, minuscola, mirabolante, misterica, mistica, mite, mondana, museale, musicale, narrativa, nascosta, naturale, necrofila, nefasta, nera, nervosa, nobile, nostalgica, notturna, odorosa, onirica, oscura, ospedaliera, ossequiosa, ottocentesca, pallida, palustre, passionale, paradossale, parodistica, patologica, pensierosa, personale, perversa, pittoresca, plurale, poetistica, polverosa, pomeridiana, povera, preraffaellita, presente, preziosa, primaverile, principesca, privata, propiziatoria, psicopatica, pusillanime, radiosa, raffinata, rarefatta, regale, religiosa, ridondante, rivelatrice, romantica, sarcastica, satirica, satura, saturnina, scenografica, scheletrica, schizofrenica, scomposta, scolorita, sconcertante, seducente, segreta, selvaggia, sensibile, sensuale, sentimentale, serafica, serale, sessuale, severa, sgualcita, sibillina, siderale, signorile, silenziosa, simbolica, simbolista, sincera, sincopatica, sincretica, sinestetica, sinfonica, singolare, sinistra, sintetica, solitaria, sommessa, sonnolente, sotterranea, sottile, spaventata, spettacolare, spettrale, spezzata, spinosa, spiritica, spiritosa, sporca, spudorata, squilibrata, squisita, stanca, storta, stramba, stratificata, stregonesca, struggente, stucchevole, stupefacente, subdola, subliminale, suggestiva, superstiziosa, surrealista, svenevole, tachicardica, tagliente, tattile, taumaturgica, teatrale, tedesca, tempestosa, temporalesca, tenera, tetra, teutonica, tiepida, torbida, traballante, tracotante, tragicomica, trasparente, trascurata, travolgente, tremenda, tremula, triste, uranica, vaga, vampiresca, vana, vanitosa, veemente, vegetale, velata, velenosa, vera, verde, vernacolare, vespertina, virginale, viscerale, vischiosa, visionaria, vitrea, viziosa, zelante.

 

Abstract

 

Il vecchio pizzo delle tende, la guardaroba attraversata dal fantasma della Fotografia e le scatole  insalubri, i nidi artificiali e, come un packaging protettivo, gli infantili stralci dell’Opoponax di Monique Witting, compongono un domestico trésor-reliquiario, un  accumulo che ha la tempra della Kunstkammern, del ricettacolo, del sortilegio, dell’effemeride di un “piccolo regno senza blasone”. Elogio alla Decadenza nei modi di Ildegarda da Ingen, delle collezioni parascentifiche seicentesche e del poeticismo di  Joseph Beuys,  l’ispirazione è quella del florilegio, delle raccolte informali di ogni materia organica succube dell’essiccazione, dell’ingiallimento e dell’ossidazione. Mentre l’elemento affettivo ha il sopravvento su qualsivoglia venale contingenza materialistica, la lettura di ogni reperto – in cui si condensa per spontanea schizofrenia un cortocircuito semantico che include una moltitudine di significazioni e materiali - è dunque da intendersi come ibridazione e componimento. Sottoposto al dètournement, ogni oggetto si svolge come mise-en-abîme da cui emerge il “corruttibile attraversamento del tempo” che sempre lascia una “patina”, un velo invisibile capace di rendere tangibile il concetto di Obsolescenza e Vetustà.

 

Patrizia Silingardi