barbara bottini

 

 

 

Febbricola, sonnolenza, pittoreschi esantemi pruriginosi, talora disturbi psichici, allucinazioni e delirio. La galleria si è presa un virus. Tempore pestis e nell’epoca delle grandi epidemie, della SARS, dell’Hiv, del virus dei polli, dell’encefalite spungiforme e quant'altro di sconosciuto si abbia ancora malauguratamente da scoprire, la misura profilattica della camera d’isolamento, della quarantena aiutata da vacue terapie antibiotiche, costituisce una surreale e grottesca dimostrazione fisica dell’eziologia virale, della filologia delle complicate infezioni endemiche. Nel disperato tentativo di una sua logica connotazione asettica, la camera è invece luogo di spaventosa proliferazione di protuberanze, di corpi citoplasmatici dove sono ben distinti le parti costituenti dell’ectoplasma e dell’endoplasma (bianche e rosse), di centinaia di unità sovracellulari chiamate nella moltitudine a costituire una misteriosa e lisergica architettura spaziale. Tuttavia, la terribilità di circostanza si stempera nei modi soft dell’arte, nell’ironica installazione site specific, nell’appassionante ricostruzione virtuale di un luogo soprattutto mentale, sognato, in cui la visione microscopica di un vetrino citologico, di una cultura di tessuto in vitro si trasforma in caleidoscopio, environment, macroscopia delirante costituita da centinaia di piccoli corpiccioli sparsi, embrioni e protozoi come di un grande pupazzo immaginario fatto di lycra e lanugine.

Parte per il tutto, e come deliberato omaggio a Yayoi Kusama, il pois esce dal muro, si configura in materia soffice e ludica, diventa morbida ed adiposa concrescenza rossa e bianca. Con l’introspettiva e femminile pratica del cucito, uno alla volta e nella dolcissima e rituale ripetizione di uno stesso motivo che pure muta di volta in volta nei suoi particolari costitutivi (le cuciture), ecco che la primaria ispirazione patologica – l’eruzione cutanea, il piccolo organismo unicellulare con vescicole e papule più o meno estese, ora riferito alle passeggere affezioni infantili: morbillo, scarlattina, rosolia, varicella e quarta malattia – si presenta alleggerita di ogni tragica drammaticità, e, pur sempre colorandosi dei toni maniacali della Obsessional Art giapponese, risulta essere un innocuo accumulo disordinato di giocattoli molli, graziose amebe, esserini in fondo solo responsabili della malattia del sonno e della noia. 

 

patrizia silingardi